Una giungla di anime senza meta, prive di alcun senso logico, civico ed istituzionale: la maggioranza di governo continua a dare gravi segni di squilibrio, mettendo in ridicolo il “proprio” presidente del consiglio comunale ed interpretando, al pari di carta straccia, leggi e regolamenti.
E’ sconcertante prendere atto del modo, sempre meno democratico ed equilibrato, con il quale lo pseudo centrodestra locale intende dirigere, a proprio esclusivo piacimento, la cosa pubblica ed i lavori del Consiglio Comunale. Un’insania ascendente che, oltre a mortificare i valori dell’Istituzione, mostra un nervosismo inusuale, proprio di chi comincia a percepire i primi tremolii padri di conseguenze dalla prospettiva catastrofica.
Un primo dato, inossidabile, deve essere però ben fisso nelle menti di tutti: raccontare compiutamente le gesta dei politicanti di maggioranza è un’impresa impossibile, propria soltanto del Divino. Noi, da comuni mortali, attenti alle dinamiche dell’assurdo cittadino, potremmo soltanto darne il senso invogliando in tal modo il lettore, mostrando alcuni aneddoti, a recarsi autonomamente verso le segrete stanze della Sala Ostrichina del Parco Vanvitelliano del Fusaro.
Lo spettacolo, puro e crudo, è lì. Il resto, dai circhi ai teatri dell’assurdo, sono niente più che volgari imitazioni.
Partiamo con i numeri, quelli matematici: ieri sera la maggioranza di governo era nuovamente priva del numero legale. A salvarla è la “seconda convocazione” che, così come previsto dal Regolamento, ferma a “7” il numero minimo di consiglieri utili per rendere valida la seduta consiliare, mentre in prima convocazione ne servirebbero “11”. Tra i banchi del potere vi sono soltanto 8 consiglieri (compreso il presidente del consiglio).
A mancare, nuovamente, sono Luigi Della Ragione e Luigi Carannante (Pignazella), che già il giorno prima avevano disertato l’assise determinando, nel capo teorico, un’evidente accelerazione del battito cardiaco. A loro si aggiungono Antonio Carannante e Aldo Scotto di Vetta. Per loro, a discolpa, c’è l’intervento di Simone Scotto di Carlo, eccentrico funambolo, capogruppo del Popolo della Libertà, il quale asserisce: “I due consiglieri sono assenti per motivi validi. Uno è al lavoro e l’altro è ad un matrimonio a cui non poteva proprio mancare. Sono assenti per giusta causa”.
E se lo dice lui, ci crediamo. Anche perché l’assenza “per giusta causa”, così come recita il Regolamento, deve essere documentata e documentabile. Basterà ritrovare agli atti del pubblico consesso, ad esempio, la “lettera di partecipazione alle celebrazioni nuziali” (con tanto di bomboniera e confetto alla mandorla e, perché no, di busta con tanto di danaro sonante per ripianare i buchi di cassa) con su scritto “Scusate, non potevo mancare”.
In seconda istanza si passa, abbandonando il razionale, ad altro tipo di “numeri”, che ben poco hanno a che fare con l’algebra e la geometria.
Alla discussione sul Bilancio di Previsione, tenutasi nella notte tra lunedì e martedì, il ruolo di presidente del consiglio era stato assunto, indebitamente e per circa un’ora, proprio da Antonio Carranante che, con fare spavaldo, scavalcava norme e leggi galoppando velocemente verso la meta prefissata: approvare il bilancio. Ad aiutarlo anche la giovane volpe notarile che, vestito da segretario e professando rara professionalità e certa imparzialità, traccia le linee politiche della maggioranza in panne.
L’irregolarità, seppur formale, è lampante. Se il presidente eletto è assente, a sostituirlo è il consigliere che ha raggiunto il miglior risultato elettorale. Ed a Bacoli, da anni, il vicepresidente è sempre lui: Geppino Laringe, mister 680 voti. Un uomo, un partito.
E allora perché non ammettere l’errore? Giammai, per tutto c’è una dotta spiegazione da ascoltare con “Smorfia” alla mano per decifrare il terno della settimana. Il presidente, Savoia, ribatte: “Mi sono assentato per problemi fisiologici ed il consigliere Laringe mi aveva detto di non poter assumere la presidenza poiché aveva un forte mal di gola. Al suo posto è subentrato Carannante”.
Innanzitutto è d’obbligo augurare una pronta guarigione al giovane sabaudo. La sua assenza, lunedì sera, superò i 40 minuti. Segno indiscutibile di seri problemi gastroenterici.
In seconda battuta ugualmente importante è soffermarsi su di un particolare: è vero come è vero che per essere eletto tra le fila del PDL basta saper alzare la mano a seconda dei momenti, senza far troppa attenzione alla voce (a volte usata male o, spesso, abolita del tutto onde evitare spiacevoli imprevisti), ma sarà pur vero che se esiste un Regolamento, lo stesso va rispettato. L’impossibilità fisica del consigliere andrebbe quantomeno comunicata all’istante ai restanti consiglieri, mentre per un certificato medico volante ci si poteva servire dei valenti medici presenti in assise. Alle elementari, perlomeno, si portava la giustifica da cada. A volte si falsificava anche, ma un pezzo di carta o una giustificazione esplicita, enunciata dinanzi al resto della classe, esisteva. E addirittura, in quel caso, non esistevano regolamenti scritti ed istituzionali a prevedere simili disposizioni.
Ma la corsa della maggioranza non si frena. Quasi come se ci si ritrovasse nel bel mezzo di una puntata di “Ciao Darwin”, si fa a gara a saltare sulla “macchina del tempo” per sparare quante più castronerie possibili.
E così, mentre dai banchi dell’opposizione si citano una serie di leggi chiedendo che vengano rispettate, i pidiellini ribattono colpo su colpo, riproponendo appieno le lezioni del “Bunga-Bunga” impartite dal “pater familias” direttamente da Arcore, attraverso collegamenti telefonici.
“Le leggi? Potete ripeterle quanto volete ma si sa che vanno interpretate. Ognuno può dargli una propria interpretazione”. Ovviamente a seconda dei casi, dei momenti, delle occasioni. Lezione da premio Nobel quella impartita dal detentore delle redini di partito
Una galoppata straordinaria verso l’assurdo che raggiunge l’apice alle ore 22. E’ sabato sera ed il PDL è stanco; già lunedì aveva superato l’una di notte per approvare in solitaria un bilancio funesto, corollato da emendamenti sconosciuti ai più. “Proponiamo di sospendere il Consiglio, per aggiornarci alla prossima settimana”, propone un indomito Scotto di Carlo.
Dal banchi del PD risponde Franco Macillo che fa: “Anche noi accettiamo la proposta ma lo facciamo per i dipendenti, perché voi non meritate nulla”. Simone si trasforma in Hulk (uomo verde, rimembrando quindi il suo passato) e tuona: “Guard a stu scem”. L’offesa è chiara e la presidenza dovrebbe intervenire stigmatizzando l’atteggiamento di Scotto di Carlo.
Ma il Savoia, eletto con i voti del partito rappresentato da Scotto, decide di non intervenire. Nulla di più imparziale. Bacchettare sempre e comunque i consiglieri d’opposizione e chiudere occhi e orecchie quando parlano gli amici di partito. E’ così che s’interpreta il senso istituzionale di membro “super-partes” dell’assise.
Il TUEL così recita: “Il Presidente del Consiglio Comunale deve essere considerato come una figura istituzionale di garanzia nello svolgimento delle attività del Consiglio. La funzione del Presidente del Consiglio Comunale è indirizzata al corretto funzionamento dell’istituzione ed è, quindi, del tutto neutrale. Tuttavia, nel caso di cattivo esercizio della funzione il Presidente del Consiglio Comunale può essere revocato. Più in particolare, la revoca della sua nomina può dipendere soltanto dalla accertata violazione delle regole di imparzialità, correttezza e di rappresentanza istituzionale che presiedono l’esercizio del suo ufficio”.
Anche queste disposizioni, tutto sommato, andrebbero interpretate.
Ma Popolo della Libertà è furioso; è come un cavallo senza briglie che scalpita. Non vuol chiedere scusa, non vuol essere richiamato (e con questo tipo di presidente, sempre nel rispetto dell’imparzialità, mai sarà fatto), ma soprattutto non vuol restare in aula. Qualcuno esce tra Grandi sbuffi (semplicemente perché non sa fare altro che sbuffare o zampettare da un carro di vincitori all’altro), altri urlano indemoniati (e ci riferiamo a chi ha la delega speciale a Caffè, Inciucio, Caramelle Forti e “Quant’altro”). E’ il Caos
Il Presidente chiede sommessamente ai suoi di riaccomodarsi, ma molti se ne strafottono altamente e vanno via senza neanche votare la sospensione del Consiglio. E così capita, figuracce tra le figuracce, che restano soltanto sei pidiellini seduti. Un numero non utile per poter approvare autonomamente alcun punto all’ordine del giorno. Ma il presidente sabaudo, inevitabilmente, deve mettere la proposta ai voti e quando lo fa, urlandolo al microfono, c’è qualcuno che alzava la mano direttamente dal letto di casa. E quasi quasi la presidenza era anche pronta a ritenerlo un voto valido.
La proposta perciò è respinta e l’assise continua in una situazione paradossale. La maggioranza, compreso il sindaco, esce ed entra freneticamente ( a volte anche zompettando a mo' di ballerino) nell’emiciclo senza assicurare il numero legale. Qualcuno, correndo via, dimentica anche di prendere cellulare. Nello Savoia, dopo l’esperienza di lunedì, torna in bagno e lascia la poltrona al buon Laringe che si siede, saluta con la mano, e se ne va lasciando vuoto il tavolo della presidenza. Da parte sua una sola affermazione “Buona Domenica a tutti”.
Almeno la sua voce, sonante come non mai, è tornata. Ad esser perduta, da parte di una maggioranza senza guida ma con più di qualche giuda, è la bussola della ragione. Quella con cui meglio s’individua la stella polare del buon governo, del rispetto delle regole e del senso istituzionale.
Accezioni poco gradite a chi, in questo Casinò del controsenso, vuol comandare, anziché governare un paese che di “istituzionale”, ricorda soltanto la filiera perfetta.
Quella che da Arcore porta, direttamente, al Fusaro.
Redazione Freebacoli
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