Un sindaco incapace di assumersi le proprie responsabilità ed un popolo, indaffarato in mille faccende, pronto a credere alle fantasiose favole di colui che comanda.
“La colpa non è mia ma della Regione o anche della Provincia”; “Che ci posso fare se lo Stato taglia i fondi”. “La Procura mi spinge a prendere questi provvedimenti”; “Questo è l’unico bilancio possibile”.
E, quando va proprio male, la colpa può sempre essere del “consigliere Josi Gerardo” o di “Josi Gerardo Della Ragione” o di “Freebacoli”. A seconda di come tira il vento.
Non è una hit parade o la nuova colonna sonora dell’estate: è nient’altro che la cantilena di chi, votato per amministrare la città e per rappresentare le istanze flegree in Consiglio Provinciale, approfitta della massa credulona per sbolognare quotidianamente frottole governative eludendo qualsiasi tipo di responsabilità.
La Scuola Smembrata e lo “Scarica Barile”
E in tal senso la problematica “scuole”, tanto per porre un esempio abbastanza indicativo, ben rappresenta l’andazzo di questo primo anno e mezzo di amministrazione contraddistinta dalla solita e nauseante litania dello scarica barile.
Pare perciò utile riassumere in poche righe le “vere verità” ed i reali punti di vista afferenti ad una criticità che, sebbene ora venga abbastanza bistratta ed emarginata, rappresenta il cardine della logica imprenditoriale e patronale del nostro piccolo paesello di provincia.
Dividiamo innanzitutto due aspetti, assolutamente interdipendenti tra di loro, che per la propria complessità meritano due spazi a se stanti.
Includerli in un unico testo non farebbe altro, così come sin ora accaduto, che aumentare le difficoltà di comprensione e, di riflesso, permettere agli sciacalli del potere e della “stampa pagata con soldi pubblici” di insinuarsi con prepotenza tra la gente lanciando messaggi che, seppur volutamente fasulli, hanno maggior presa sull’uditorio in quanto semplici e rassicuranti.
Affermare che domani sarà una bella giornata di sole è un atteggiamento troppo facile per tirare avanti. Un “modus operandi” addirittura scellerato se si considera che l’indomani, anziché col sole, si dovrà fare i conti con una giornata di maltempo a tratti devastante.
E la cosa più assurda è pensare che è proprio colui che diffonde liete sciocchezze, ad essere il primo artefice delle sciagure future.
Separiamo quindi le due tematiche: da un lato il dimensionamento scolastico e dall’altro la (s)vendita delle scuole.
In entrambi i casi l’amministrazione comunale è riuscita nell’ardua ed oculata impresa di SCEGLIERE IN PIENA AUTONOMIA l’opzione peggiore per la popolazione ( innanzitutto per i bambini) e, contemporaneamente, quella migliore per taluni presidi e per prossimi acquirenti di strutture pubbliche svendute in saldi.
Il Ridimensionamento Scolastico: Un Preside Ogni 1000 Bambini
Lo Stato centrale, attraverso le contestate riforme dell’ex Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, ha imposto dall’alto una norma che prevede, per spiegarla in breve, che le scuole vengano accorpate in istituti aventi una platea scolastica superiore alle 1000 unità.
Per farla molto semplice basta dire che, mentre oggi un singolo preside ed un singolo ufficio di segreteria gestiscono istituti di qualche centinaia di alunni, con la nuova normativa nazionale del defunto Governo Berlusconi il rapporto tra dirigenze scolastiche ed alunni sarà portato all’equazione di 1 a 1000.
Un preside, un ufficio di segreteria, un corpo docenti, una squadra di personale ATA (bidelli) per ogni 1000 alunni. E stiamo parlando di bambini che vanno dai 3 ai 13 anni.
In più, sempre richiamando la Gelmini, i nuovi Istituti dovrebbero garantire il principio della verticalità: ciò significa che ogni singolo preside (con la squadra sopracitata) dovrà gestire contemporaneamente perlomeno una scuola media, una scuola elementare ed una scuola materna.
Quindi dai burattini di Pinocchio, sino ai corsi di latino.
Le Regioni Si Oppongono allo Stato: Un Preside ogni 500/900 Alunni
A questo punto, di fronte ad una tale assurdità che va a depotenziare ancor di più l’offerta didattica della scuola pubblica, si è alzato compatto il muro delle Regioni. Ognuna di esse ha deciso, a prescindere dal colore politico, di contrapporsi alle disposizioni surreali dello Stato.
Il tutto in maniera trasversale: basti pensare, ad esempio, che la Regione Campania (diretta da un governatore di centrodestra) non ha avuto alcuna remora a portare in Tribunale lo Stato (che al momento dell’infausta scelta, e sino a qualche settimana fa, era anch’esso diretto da un governo di centro destra).
E così con un’apposita deliberazione di Giunta Regionale il governatore Stefano Caldoro (tanto per intenderci quello che in campagna elettorale era sostenuto a spada tratta anche dall’attuale sindaco di Bacoli e dai suoi affiliati) ha imposto nuovi parametri per l’accorpamento.
Gli Istituti dovranno essere costituiti da una platea scolastica che varia dalle 500 alle 900 unità (e non più mille), e il principio della verticalità è una proposta (e non più un vincolo).
In parole povere: un preside, un ufficio di segreteria, un corpo docenti, una squadra di personale ATA (bidelli) per ogni 500/900 alunni.
Un preside potrà gestire anche soltanto una scuola elementare ed una scuola media; un preside potrà gestire anche solo una materna; un preside potrà gestire anche solo una elementare ed una materna.
Aree Degradate: Un Preside Ogni 300 Alunni
Non solo. In caso di territori contraddistinti da manifeste condizioni di degrado per la mancanza di trasporto pubblico o difficoltà di vario genere (vedi Fusaro, Cappella o qualsiasi altra area del Comune di Bacoli), il numero di alunni da includere per ogni Istituto scende addirittura a 300 (mentre per la normativa statale tale limite è stato fissato a 500 e poi a 600)
Un preside, un ufficio di segreteria, un corpo docenti, una squadra di personale ATA (bidelli) per ogni 300 alunni.
Il principio della verticalità, che racchiude in un unico corpo l’istruzione di I grado, può anche non essere preso in considerazione. Per l’accorpamento i parametri da valutare saranno anche quelli della territorialità, delle competenze, dell’efficacia etc etc.
E in questo caso la scelta, visto che si sta parlando di un atto di mero indirizzo politico, si dibatte in Consiglio Comunale alla presenza dei cittadini e di coloro che sono stati eletti da questi ultimi. Il popolo, in una Repubblica Democratica come lo è quella italiana, è sempre sovrano.
Pertanto riassumendo in breve, alla rigidità dello Stato si sostituisce la flessibilità delle Regioni che, proprio perché più vicine territorialmente ai singoli Comuni ed alle scuole pubbliche, ne conoscono le difficoltà.
La Corte Costituzionale: “La Competenza è delle Regioni”
E tra lo Stato e la Regione chi ha competenza in materia?
Semplice, la Regione. E a deciderlo, a scanso di equivoci, non è un consigliere comunale di periferia o un qualsiasi segretario generale pronto a vestire nuove casacche ad ogni cambio d’amministrazione pur di salvare la poltrona (quella che i contribuenti pagano molto più di 150mila euro all’anno).
A dirlo è stata addirittura la Corte Costituzionale con una sentenza del 2009.
Benissimo, tutto semplice. Pare scontato pensare che, dinanzi a tale stato di cose e costretto ad adottare il piano di dimensionamento ed accorpamento scolastico, qualsiasi sindaco realmente amante della propria terra scelga di utilizzare i parametri regionali.
Ma la semplicità, nel paese dell’assurdo e dell’indecenza chiamato Bacoli, è un optional.
Il Sindaco dell’Assurdo ed il Segretario di Corte Costituzionale
Così capita che il primo cittadino bacolese, con la propria Giunta, senza neanche passare per il Consiglio Comunale (saltando quindi la discussione con il popolo ed i propri rappresentanti), decide di accorpare gli alunni secondo i parametri statali. Un unicum assoluto se si pensa ad altre realtà municipali che, così come Monte di Procida, hanno invece posto al centro della questione l’istruzione ed i bambini adottando senza remore la delibera di Giunta Regionale.
Ma Ermanno Schiano non ha tentennamenti e, supportato da semplici funzionari che s’innalzano a Presidenti di Corte Costituzionale, decide di trattare i bimbi bacolesi al pari di capi di bestiame.
Da 5 Istituti (compresi i Circoli Didattici) se ne passa a 2 e mezzo.
Al preside della Paolo di Tarso si affidano circa mille alunni (gestendo in tal modo la Paolo di Tarso, la Marconi, la Guardascione e la scuola di Baia). E con loro, pare scontato, si concedono anche le centinaia di migliaia di euro che ne conseguono. Basti pensare difatti che la distribuzione dei fondi per le scuole (gestiti proprio dai dirigenti scolastici) varia a secondo del numero degli alunni.
Gli Alunni come Vacche da Mungere
Un discepolo, in tale ottica, è una sorta di salvadanaio. Una bella vacca da mungere. Più alunni, più mucche, più latte. Ed il latte, lo si insegna già alle Materne, fa bene alla salute.
Stesso discorso vale per il preside della Plinio il Vecchio, a cui si affidano altri 1000 vitelli freschi di pascolo (gestendo la Plinio di Vecchio, la scuola di Bellavista, i container dello Scalandrone, la scuola di Cuma e l’altra di via Virgilio).
In mezzo capita poi la Gramsci che ha la funzione di un vegetale: si mantiene in vita per un po’ tempo per poi staccare la spina in futuro distribuendone gli alunni/mucche ai due Istituti sopracitati.
La “Gramsci” Scomparirà
All’Istituto Gramsci difatti restano sulla carta 620 alunni (in pratica comprendendo le tre scuole esistenti a Cappella e la scuola di Miseno). E poiché da quelle parti, a detta dell’amministrazione, c’è una grossa devianza minorile e una buona dose di microcriminalità, il limite minimo imposto dallo Stato è 600.
Basterà quindi che 21 alunni vadano verso altri lidi e l’Istituto Gramsci sparisce, sviando le vacche (ovverosia gli alunni) verso le dirigenze affamate in precedenza menzionate.
E così capita che Bacoli, territorio di 27mila abitanti, avrà soltanto 2 Istituti scolastici. Due presidi, due segreterie, due copri docenti, due squadre di personale ATA (bidelli) per una platea studentesca attualmente assestata sulle 2600 unità.
Presidi e Genitori Non Approvano il Piano, ma l’ Incapace Amministrazione lo Nasconde
Vi chiederete: “Ma i presidi e i reggenti attuali hanno approvato questo piano? E i genitori cosa dicono, hanno approvato?”
Nient’affatto. Non esiste alcun documento sottoscritto da tutte le dirigenze scolastiche attuali ma, nonostante ciò, chi comanda dice che tutto va bene e che l’accordo è stato serenamente trovato non solo con i presidi ma anche con i genitori (ovverosia coloro che hanno messo al mondo le vacche da mungere).
Uno scandalo.
Ma attenzione, guai a chiedere lumi agli amministratori che hanno compiuto queste scelte: “E noi che ci possiamo fare, ci è stato imposto!”.
“La colpa non è mia ma della Regione o anche della Provincia”; “Che ci posso fare se lo Stato taglia i fondi”; “La Procura mi spinge a prendere questi provvedimenti”; “Questo è l’unico bilancio possibile”.
E, quando va proprio male, la colpa può sempre essere del “consigliere Josi Gerardo” o di “Josi Gerardo Della Ragione” o di “Freebacoli”. A seconda di come tira il vento.
La Nostra Proposta: Il Bambino al Centro del Discorso
La proposta? Banale.
Annullare l’attuale piano di accorpamento, facendone un altro che tenga in considerazione i parametri regionali e non quelli statali. Far valutare le proposte da dirigenti, insegnati e genitori, portando poi il tutto in Consiglio Comunale, tenendo in considerazione che i territori di Cappella e del Fusaro si presentano, anche ai non vedenti, come aree del tutto abbandonate a se stesse e quindi realmente deficitarie di ogni cosa.
Il tutto tenendo in considerazione un dato estremamente centrale e rilevante: i bambini non sono delle mucche da mungere ma dei “diamanti grezzi” su cui investire per costruire un futuro diverso da un presente fatto di incapacità e clientelismo.
Ed il problema, a conti fatti, è proprio quello: chi attualmente comanda, perpetuando nefandezze da più di un ventennio, tutto vuole fuorchè che si modifichi l’infausto equilibrio attualmente esistente.
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it
Si rimanda ad un prossimo articolo per la questione “Scuole in Svendita”
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