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L’Allarme, Tremano i Campi Flegrei: Piani di Evacuazione Vecchi ed Inadeguati

Freebacoli: L’Allarme, Tremano i Campi Flegrei: Piani di Evacuazione Vecchi ed Inadeguati

martedì 8 febbraio 2011

L’Allarme, Tremano i Campi Flegrei: Piani di Evacuazione Vecchi ed Inadeguati

La Redazione di Freebacoli con l’intensificarsi del fenomeno bradisismico e con il riproporsi della mancanza, su scala flegrea, di adeguati mezzi di prevenzione e controllo e di conseguenti piani di evacuazione, ritiene opportuno dedicare, da qui alle prossime settimane, un approfondimento sulla problematica puntando all’esplicazione della stessa sotto più e variegati punti di vista.

I Campi Flegrei sono un’area vulcanica all’interno del quale, negli ultimi 39.000 anni, sono stati attivi numerosi centri eruttivi differenti. La storia geologica dei Campi è stata dominata da due grandi eruzioni: l'eruzione dell’Ignimbrite Campana ( 39mila anni fa) e l'eruzione del Tufo Giallo Napoletano (15mila anni fa). Le eruzioni sono connesse a due episodi di sprofondamento che, sovrapponendosi, hanno generato una caldera complessa che rappresenta la struttura più evidente del distretto vulcanico flegreo. L’età di inizio del vulcanismo nell’area flegrea non è precisamente nota: sequenze di lave e piroclastiti di due milioni di anni fa sono state trovate durante perforazioni tra Villa Literno e Parete mentre in affioramento i prodotti vulcanici più antichi hanno 60mila anni.

In tal ottica si pubblicano di seguito una serie di articoli pubblicati quest’oggi, 08.02.2010, dal quotidiano “Il Mattino”

Campi Flegrei, l’allarme. Sciame sismico alla Solfatara, Pozzuoli trema

image Paura nella zona alta della Solfatara per uno sciame sismico provocato dall'attività del bradisismo. Una sessantina di lievissime scosse, ieri mattina nella zona epicentrale del cratere flegreo. Soltanto un sussulto più forte, alle 8,04 magnitudo 1.2, ha fatto tremare i vetri delle abitazioni, provocando allarme fra i residenti delle case più vicine al vulcano.

Preoccupazione, come sempre in questi casi, molte telefonate ai centralini dell'Osservatorio Vesuviano, della Protezione Civile, dei giornali. Nessun danno, però. Lo sciame sismico si è completamente esaurito nel giro di un'ora e l'allarme è rientrato.

Immediata la replica dei ricercatori impegnati nel centro di sorveglianza geofisica: «Fenomeni ricorrenti legati all'evoluzione fisiologica del bradisismo».

Nessun pericolo, ma l'Osservatorio non abbasserà certo la guardia. Sciami sismici anche di maggiore intensità sono stati registrati con una certa frequenza negli ultimi dieci anni, da quando cioè il suolo nell'area flegrea ha ripreso a scendere impercettibilmente, dopo la lunga fase di risalita culminata nell'autunno dell'83 (con la fuga dal centro antico di Pozzuoli) e terminata sul finire del 2000. Negli ultimi dieci anni l'andamento del suolo è risultato oscillante. In media si è registrato un abbassamento di un centimetro all'anno, attraverso lunghe fasi di stallo, precedute quasi sempre o seguite da piccoli sciami sismici. Anche la caratteristica dei lievissimi terremoti di ieri mattina conferma questa tendenza. Brevi sussulti, più che vere e proprie scosse, tremori regolarmente registrati dalla fitta rete di rilevazione geofisica ormai allestita nel territorio, ma in parte minima avvertita dalla popolazione.

Piuttosto preoccupano i ritardi per l'approvazione del piano di sicurezza che la Protezione Civile dovrebbe definire d'intesa con le amministrazioni comunali del territorio flegreo (Pozzuoli, Bacoli, Quarto, Monte di Procida). Dopo l'area vesuviana, si dovrebbe procedere al programma d'interventi per prevenire i rischi nell'area vulcanica dei campi Flegrei, partendo dai quartieri della periferia occidentale del capoluogo partenopeo.

I motivi di preoccupazione si sono accentuati negli ultimi tempi in particolare per le pessime condizione della rete dei collegamenti, stradali e ferroviari. Le vie di uscita dall'area del bradisismo, insomma non sono esattamente ideali. In caso d'improvvisa emergenza, o anche soltanto di paura per qualche scossa più forte, il caos potrebbe risultare molto più pericoloso degli eventi geofisici.


- Vecchi e inadeguati i piani di evacuazione -

solfatara-2 Lo sciame sismico segnalato ieri mattina nei Campi Flegrei dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con epicentro Pozzuoli, riporta d’attualità il problema dell’aggiornamento dei piani comunali di protezione civile e delle vie di fuga. «Pozzuoli e i Comuni dell’intera area flegrea , una delle zone vulcaniche a più alto rischio nel mondo, non sono dotati di adeguati piani comunali di protezione civile o, nella migliore delle ipotesi, i piani ci sono ma risalgono addirittura ai primi anni ‘80».

L’allarme arriva dai volontari del nucleo di protezione civile «Associazione nazionale carabinieri» di Pozzuoli coordinati da Alfonso Trincone, ex carabiniere e cugino omonimo dell’ufficiale dell’Arma ucciso nell’attentato di Nassiriya del 2003. In pratica, a Pozzuoli tutto è fermo al «Piano di emergenza ed evacuazione nell’ipotesi di evento eruttivo della zona flegrea», redatto nel 1984 in seguito alla seconda crisi bradisismica.

«In tutti questi anni ci sono stati solo piccoli ritocchi a quel piano ma, nonostante le nostre insistenti richieste anche con l’attuale commissario prefettizio Aragno, il Comune di Pozzuoli non ha mai provveduto all’aggiornamento – continua Trincone –. In caso di calamità non sapremmo dove localizzare le aree di accoglienza degli sfollati e di ammassamento dei mezzi di soccorso». Un paradosso, nella cittadina che ha assistito allo sgombero del centro storico per il bradisismo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 e che da tempo ospita la scuola regionale di alta formazione della protezione civile.

«Nonostante ci sia l’obbligo di redigere e aggiornare il piano comunale di protezione civile, Pozzuoli e Bacoli, come del resto molti altri Comuni campani, ne sono del tutto sprovvisti – rincara la dose il generale Francesco Bianco, direttore della scuola di protezione civile –. Noi abbiamo fatto il possibile per limitare i rischi allestendo corsi di formazione per i volontari, ma il compito tocca ai Comuni, come ha indicato anche l’assessore regionale alla Protezione civile Edoardo Cosenza».

Per capire l’entità del problema senza indulgere in facili allarmismi, basta leggere la relazione per la pianificazione nazionale di emergenza dell’area flegrea stilata dalla protezione civile 9 anni fa. «Nella zona rossa che si estende su 72 chilometri quadrati comprendenti i quartieri occidentali di Napoli e i Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Marano – si legge nella relazione ufficiale – si rileva che l’unica possibilità di salvezza per i circa 350mila abitanti è l’allontanamento preventivo dall’area, seguendo i percorsi stradali ed utilizzando i cancelli di uscita previsti dai piani comunali».

Un’utopia. Prosegue, intanto, il lavoro della commissione nazionale voluta dal dipartimento nazionale della Protezione civile, che ha il compito di studiare e contrastare l’incidenza negativa che le calamità naturali, terremoti o eruzioni, potrebbero avere sulle vie di fuga nella zona del Vesuvio e nei Campi Flegrei.

«Tra un anno terminerà il nostro lavoro – sottolinea il professore Giulio Zuccaro, direttore del Centro studi Plinius della Federico II di Napoli e membro della commissione nazionale –. Uno studio propedeutico allo stanziamento di un miliardo di euro per mettere in sicurezza le vie di fuga in tutta Italia. Particolare attenzione, a giudizio della commissione, dovrà essere posta per il consolidamento statico dei numerosi edifici a ridosso delle vie di fuga a Pozzuoli e nella zona flegrea. In caso di calamità, dobbiamo essere sicuri che l’esodo di massa possa avvenire senza rischio di crolli».

 

- Osservatorio Vesuviano: “Unica difesa dal Bradisismo è costruire le vie di fuga” -

image Nel cuore della Solfatara il centro di ricerca geofisica forse più funzionale del mondo, per il controllo della terra ballerina flegrea. Impianti collegati con i più prestigiosi istituti di ricerca del mondo. Passione e tecnologia per misurare costantemente la febbre del vulcano.

«Grazie ai nostri impianti di sorveglianza siamo in grado di percepire la minima evoluzione del bradisismo», spiega Marcello Martini, direttore dell'Osservatorio Vesuviano. «Dopo la drammatica emergenza degli anni Ottanta, siamo riusciti a costruire nei Campi Flegrei una struttura di assoluta avanguardia internazionale».

Dopo lo sciame sismico di ieri mattina, quali sono i motivi di preoccupazione?

«Nessuno, direi. Anche perché lo sciame sismico si è completamente esaurito, nel giro di un'ora. Da ieri mattina non abbiamo più registrato eventi di rilievo. Anche la popolazione, del resto, si è abituata a convivere con queste fibrillazioni».

Si può parlare di svolta nel movimento, sia pure impercettibile, del suolo nell'area flegrea?

«No, è presto per azzardare valutazioni di questo tipo. Le inversioni di tendenza sono caratterizzate da fasi lunghissime di trasformazione, sempre registrate dai nostri impianti e seguite con la massima attenzione».

Le polemiche per lo scavo nelle profondità del golfo di Pozzuoli. A che punto è questo progetto?

«Siamo in fase di preparazione del sondaggio. Aspettiamo, però, il via libera della Protezione Civile, che ancora non si è espressa sulle preoccupazioni degli amministratori locali».

Pensa che i rischi nell'area flegrea siano maggiori rispetto ai problemi dell'area vesuviana?

«Non si possono fare valutazioni di questo genere. Dico soltanto che il nostro impegno è costante in tutti i punti più caldi dell'area vulcanica napoletana. Nel passato non sono mancate eruzioni disastrose, sia sul fronte vesuviano che su quello flegreo. L'unica possibilità di difendersi resta la prevenzione. Gli sforzi di tutti devono essere concentrati in questo senso».

Perché ritarda l'approvazione del piano di sicurezza predisposto per le comunità dell'area flegrea?

«Da molti anni si sta lavorando per definire gli interventi di Protezione Civile che dovrebbero garantire la salvaguardia delle comunità locali. Noi abbiamo fornito tutte le indicazioni necessarie per valutare le possibili conseguenze del rischio. Aspettiamo una convocazione a breve termine».

Quali sono i problemi più difficili da risolvere?

«I problemi non mancano, ma credo che si possa parlare di soluzione vicina. Come per l'area vesuviana, gli interventi di prevenzione meritano priorità assoluta nell'attenzione degli enti statali e locali».

A che punto sono i piani di valorizzazione delle potenzialità geotermiche dell'area flegrea?

«C'è un progetto internazionale di ricerca che punta sulle possibilità di valorizzare le risorse del calore. Giustamente si è parlato dell'altra faccia, produttiva, del bradisismo. Penso che importanti risposte arriveranno nei prossimi anni».

Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

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4 Commenti:

Alle 8 febbraio 2011 alle ore 18:45 , Anonymous Anonimo ha detto...

e pensare che MontediProcida.com
titola
"La tutela dell’ambiente e della salute pubblica l’obiettivo del Comune di Bacoli"

MontediProcida.Com e' diventata come il TG1 di Minzolini, o anche trasmissioni tipo Amici, Grande Fratello, ed anche altre "armi di DISTRAZIONE di massa"
Michele Mancino

 
Alle 8 febbraio 2011 alle ore 19:13 , Anonymous Anonimo ha detto...

Giuliana Capolupo

i campi flegrei che comprendono molti comuni a nord di napoli sono un enorme vulcano, non si sa quanto attivo, non si sa quanto grande, non si sa quanto pericoloso...a pozzuoli il fenomeno del bradisismo esiste da anni -all'incirca dagli anni 80-...nel giro di poche settimane qualche secolo fa è nata una collina -che con molta fantasia gli indigeni chiamarono MONTE NUOVO-a seguito di un evento vulcanologico imprevisto e violento.

 
Alle 8 febbraio 2011 alle ore 19:14 , Anonymous Anonimo ha detto...

Sara Messina

Sono appassionata di queste cose, ma mi allarmano, anche perché il nostro sistema di gestione eventi naturali lascia a desiderare! ♥!

 
Alle 8 febbraio 2011 alle ore 22:34 , Anonymous Anonimo ha detto...

Stefania Zaroli
ora ci manca anche questo

 

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