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Sarà un Voto Atomico: Un Referendum Elettorale Per Cambiare il Paese - VIDEO

Freebacoli: Sarà un Voto Atomico: Un Referendum Elettorale Per Cambiare il Paese - VIDEO

sabato 14 maggio 2011

Sarà un Voto Atomico: Un Referendum Elettorale Per Cambiare il Paese - VIDEO

image A quasi un mese dal referendum che si terrà il prossimo 12 e 13 giugno a regnare è ancora l’incertezza e la confusione su quali saranno i quesiti sottoposti all’analisi dei cittadini.

E’ fuori di dubbio che il governo stia giocando tutte le sue carte per tentare di “sabotare” la tornata referendaria e lo sta facendo con mezzi politicamente discutibili (come il mancato accorpamento delle elezioni amministrative al referendum) o di dubbia costituzionalità (come l’utilizzo di un decreto legge per “bloccare” il nucleare prima del voto popolare). A ciò bisogna aggiungere che solo qualche giorno fa la Rai ha approvato il regolamento sulla par condicio per i referendum, ponendo così fine ad un imbarazzante silenzio.

Per questi motivi abbiamo deciso di iniziare l’analisi dei vari quesiti referendari a partire da quello sul nucleare che è stato il più discusso nelle ultime settimane, la cui presenza però risulta ancora paradossalmente incerta. In ogni caso è sempre meglio essere preparati.

Partiamo dal teso del quesito: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,[ …] limitatamente alle seguenti parti: art.. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?"

Prima di addentrarci nell’analisi sull’opportunità di un ritorno dell’Italia al nucleare, ecco una breve ricapitolazione di come si è giunti a questo referendum.

 

L’avventura nucleare italiana sembrava finita negli anni ’80, quando, dopo il disastroso incidente di Cernobyl, gli Italiani con un referendum avevano  messo in discussione l’utilizzo dell’atomo. I tre quesiti posti all’epoca non vietavano in modo esplicito la costruzione di nuove centrali, né imponevano la chiusura di quelle esistenti o in fase di realizzazione, ma si limitavano ad abrogare i cosiddetti "oneri compensativi" spettanti agli enti locali sedi dei siti individuati per la costruzione di nuovi impianti nucleari, nonché la norma che concedeva al CIPE la facoltà di scelta dei siti stessi in presenza di un mancato accordo in tal senso con i comuni interessati, e a impedire all'Enel di partecipare alla costruzione di centrali elettronucleari all'estero.

La vittoria del SI fu schiacciante: su quasi trenta milioni di votanti (circa il 65% degli aventi diritto) oltre l’80% si espresse a favore dell’abrogazione di queste norme tanto che i governi che si succedettero negli anni dopo il voto optarono per una graduale uscita dall’avventura nucleare chiudendo le tre centrali ancora in funzione.

Nel 2008 però il governo Berlusconi ha optato per un ritorno all’energia atomica giustificando tale scelta con presunti benefici economici per i cittadini e con l’idea che le centrali di ultima generazione sono “assolutamente sicure”. Viene promosso un referendum su iniziativa dell’IdV che viene dichiarato ammissibile.

Nel frattempo però ci sono le drammatiche vicende della centrale nucleare giapponese di Fukushima che tengono il mondo con il fiato sospeso.

image Il governo a questo punto approva prima una moratoria di un anno per l’individuazione dei siti delle centrali e poi con il decreto-legge del 31 marzo 2011 n. 34 (c.d. "decreto omnibus") blocca definitivamente il ritorno all’atomo. Il motivo? Se per l’esecutivo si è trattato di un atto di “responsabilità” per i più maliziosi è stato invece solo il mezzo per cercare di far abbassare l’attenzione sul referendum, in modo da non far raggiungere il quorum e far saltare contemporaneamente anche l’altro voto, quello sul legittimo impedimento, con l’intenzione di rimettere in piedi il programma nucleare una volta che si saranno “calmate le acque”.

Troppa dietrologia? E’ possibile, anche se spesso a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina.

Ciò che è sicuro è che il governo ha avuto paura del confronto con gli elettori. Al di là della legittimità della scelta dell’esecutivo e dei metodi palesemente incostituzionali utilizzati, il buon senso avrebbe suggerito di lasciar liberi i cittadini di esprimere la propria idea su questa delicata questione.

Passiamo ora ad analizzare nel merito l’opportunità di un ritorno dell’Italia al nucleare, cercando di elencare i pro e i contro.

Coloro i quali sono favorevoli all’atomo giustificano la loro opinione su due punti. Primo, le centrali di ultima generazione sono sicure e gli incidenti sono  molto meno frequenti di quelli che si registrano nella produzione di altre forme di energia. Secondo, il nucleare conviene perché permette di diminuire i costi dell’energia e quindi renderebbe meno pesante la bolletta, specialmente in un paese come il nostro che è privo di risorse energetiche e dipende dall’estero. image

I detrattori del nucleare invece sostengono praticamente l’opposto e cioè che le centrali non sono sicure e possono causare danni irreparabili all’ambiente e all’uomo; a ciò si aggiunge il problema delle scorie che non si è ancora trovato il modo di smaltire. Anche per quanto riguarda i costi coloro i quali si oppongono all’atomo sono scettici, sostenendo che la costruzione delle centrali richiede circa 10 anni e che le ingenti risorse che occorrono possono essere usate per investire nelle energie alternative.

Dove sta la verità? Premettendo che su temi come questi è particolarmente difficile trovare una risposta univoca e condivisa da tutti, cerchiamo di fare alcuni considerazioni il più possibile oggettive.

Partiamo dalla sicurezza. E’ chiaro che alla luce di quanto avvenuto in Giappone negli ultimi mesi è da folli affermare che le centrali sono sicure. L’incidente è sempre possibile, come in tutte le attività dell’uomo d'altronde, anche se in questo caso gli effetti di un incidente sarebbero catastrofici e con effetti quasi irreversibili. Basti pensare a Cernobyl o alla stessa Fukushima.

Più complesso è invece valutare i vantaggi economici derivanti dalla costruzione di tali impianti.

Ecco alcuni dati. Per la costruzione di un impianto nucleare occorrono dai cinque agli otto anni con un investimento medio di circa 4 miliardi di euro che però può subire sensibili variazioni in base ai tempi di costruzione.

imageIl costo finale dell’energia prodotta con il nucleare dipende per il 60% dal costo dell’impianto (e quindi dai tempi di ammortamento degli investimenti). Il costo dell’energia nucleare nei paesi che ne fanno un uso intensivo è allineato con quello delle altre fonti di energia non rinnovabile, carbone, gas naturale e olio combustibile.

Il costo del chilowattora nucleare previsto per una centrale di nuova costruzione in Italia è intorno ai 6 centesimi di euro per chilowattora. Ecco invece i costi del kWh delle altre fonti di energia: Carbone 3,5 €c/kWh (+2,5 €c/kWh di tassa sulla CO2), Gas 4,6 €c/kWh (+1,1 €c/kWh di tassa sulla CO2) ,Eolico 6-7 €c/kWh ,Fotovoltaico11-17 €c/kWh.

Il risparmio ci sarebbe ma non sarebbe poi tanto rilevante, a questo va aggiunto che le fonti rinnovabili, in fase di sviluppo, presentano un costo di produzione in forte discesa grazie all'economia di scala e al progresso tecnologico costante.

Sia il nucleare che le energie rinnovabili garantirebbero inoltre una maggiore indipendenza energetica del nostro paese con la sola importantissima variante che le energie rinnovabili sono pulite e non producono né emissioni di CO2 né scorie di qualsiasi tipo. Molto serio è invece il discorso per delle scorie prodotte dalle centrali nucleari.

Una centrale produce ogni anno circa nove metri cubi di rifiuti di terza categoria, quelli più pericolosi perché sono quelli che restano molto attivi, dal punto di vista delle emissioni radioattive, per molte migliaia di anni. Attualmente non esiste altra soluzione che rinchiudere queste scorie in grandi depositi sotterranei in attesa di trovare loroimage una collocazione definitiva.

Ognuno deve valutare in prima persona l’opportunità di dover vivere accanto ad una centrale che per quanto sicura possa essere non potrà mai esserlo al 100% e il nostro paese deve decidere se investire su fonti di produzione di energia come questa o intraprendere altre strade che sono lo sviluppo delle energie rinnovabili, il risparmio energetico, l’aumento dell’efficienza nell’uso dell’energia.

Si tratta insomma di scegliere quanto si è disposti a rischiare per risparmiare sulla bolletta.

Marco Di Meo
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

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