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La “Lira” Affossata dalla Svalutazione, Italia Salvata dall’Euro: La Mala Politica Porta al Fallimento

Freebacoli: La “Lira” Affossata dalla Svalutazione, Italia Salvata dall’Euro: La Mala Politica Porta al Fallimento

sabato 17 dicembre 2011

La “Lira” Affossata dalla Svalutazione, Italia Salvata dall’Euro: La Mala Politica Porta al Fallimento

image E veniamo all’ultimo punto, la SVALUTAZIONE COMPETITIVA, anche questa in gran parte figlia dello stato di finto e soporifero benessere, in cui ci aveva condotto una politica di espansione incontrollata, basata sul fare debiti.

Cercherò di spiegare questo termine con un piccolo banale esempio.

Sono alla metà degli anni 80 e produco una penna che riesco a vendere, sia in Italia che all’estero, tenendo conto dei miei costi e della mia remunerazione a, diciamo, 200 lire. All’epoca il cambio è 650 lire = 1 marco tedesco. In Germania venderò perciò la mia penna a 200/650=0,31 marchi

Io, per tutto quanto prima visto, non faccio né innovazione né sviluppo, (anche senza considerare che i miei costi sono aumentati per i maggiori costi del lavoro, dell’elettricità e così via) e quindi il mio prezzo resta 200 lire.

In Germania, invece, dove fanno ricerca e sviluppo, hanno trovato un sistema per abbassare il costo e, di conseguenza, il prezzo finale di vendita dello stesso tipo di prodotto a 0,29 marchi.

Come logica conseguenza io non riesco più a vendere la mia penna in Germania a 0,31 marchi.

Allora cosa si fa? Invece di trovare un mezzo per ridurre i miei costi o per migliorare la qualità della mia penna, il Governo Italiano svaluta, ad esempio da 650 a 750 lire, il cambio con il marco.

La Mancanza della Ricerca

Il mio prezzo in marchi quindi diviene 200lire/750 = 0,27 marchi ed è ritornato, quasi per miracolo, competitivo, e io posso continuare a vendere la mia penna, pur non avendo fatto alcuna innovazione, in Germania.

È ben facile comprendere che un meccanismo del genere, che si chiama appunto “svalutazione competitiva”, e che in teoria non sarebbe permesso, non porta, alla lunga, da nessuna parte.

Ovviamente ci sono molti che non la pensano così e che affermano che la svalutazione della lira sia stata una conseguenza fisiologica della debolezza del sistema Italia e che, anzi, in alcune occasioni, come fatto da Ciampi, si siano bruciate riserve in valuta estera, nel vano tentativo di difendere il cambio della lira.

image Qualsiasi sia la ragione della svalutazione della lira, questa in ogni caso non è stata di stimolo per l’Italia a fare “ricerca e sviluppo”, cioè a innovare e migliorare la qualità ed il contenuto tecnologico dei nostri prodotti, anzi è avvenuto esattamente l’opposto.

La Presenza dell’Inflazione

Inoltre, diventando più cari i prodotti di importazione, con la svalutazione si importa anche inflazione.

Così, quando negli anni 90 ci siamo avvicinati prima, ed entrati poi, nell’euro, cioè in un sistema rigido, in cui non potevamo più svalutare, molti nodi sono venuti al pettine, dovuti appunto alla carenza di ricerca e sviluppo di molti nostri prodotti ed all’ ampia deindustrializzazione.

Entrare nell’euro era un imperativo categorico, perché altrimenti saremmo falliti allora, non essendo in grado di sopportare, come sta accadendo in questi giorni, tassi di interesse elevati, sia per ripagare il debito pubblico, sia per il nostro sistema industriale e familiare (si pensi ad esempio ai tassi odierni dei mutui e a quelli degli anni 80 che a volte superavano il 20%).

Il Rapporto con il Marco Tedesco

Se si dà soltanto un breve sguardo al seguente grafico della Banca d’Italia (media annuale dei cambi), si vede come sia evoluto dal 1970 al 2001 (l’entrata in circolazione dell’Euro come moneta fisica risale al primo gennaio 2002) il rapporto Lira/Marco.

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Il valore minimo, sempre come medie annuali, nel periodo 1970-2001, è di 1marco= 171,991 lire nel 1990 ed il massimo è di 1137,995 nel 1995 (cioè 6,6 volte in più), ma ci sono stati dei massimi puntuali intorno alle 1300 lire.

Quello che molte volte ha affermato Berlusconi sul cambio lira euro, che si sarebbe dovuti entrare con un valore intorno alle 1500 lire, è completamente sbagliato.

Entrare a 1936,27 nell’euro ha significato entrare con un cambio sul marco di 990 lire, come si vede dal grafico di Bankitalia.

Se il cambio fosse stato inferiore, avremmo avuto maggiori difficoltà nelle esportazioni, perché saremmo entrati ad un cambio “meno competitivo”.

Anzi, se si guarda l’ultima parte del grafico di Bankitalia, si vede come negli ultimi anni siamo stati “costretti” a rivalutare, rispetto al massimo del 1995, pur di poter entrare nell’euro.

I Governi Italiani ed il Debito Pubblico

E veniamo infine ai nostri giorni.

image Su Affari e Finanza (La Repubblica) di Lunedì 28 novembre 2011 è apparso un interessante articolo a firma di Adriano Bonafede e Massimiliano Di Pace, dal Titolo: “Il maxi-debito di Berlusconi [rapporto sui suoi quattro Governi]”, da cui si evince, con semplici addizioni e sottrazioni, vedendo cioè quanto fosse il debito pubblico all’inizio ed alla fine di ciascuno dei suoi governi, che Berlusconi ha accumulato un debito pubblico di ben 546 Miliardi di euro, cioè circa un terzo dell’attuale Debito Pubblico Italiano che è di circa 1900 Miliardi.

Come si potrà notare dal Grafico del Debito Pubblico/PIL nel corso degli anni, all’inizio degli anni 2000 c’è stata una contrazione, raggiungendo un minimo del 103,6% nel 2007, durante il Governo Prodi.

Poi, questa volta anche con la complicità della crisi internazionale, il rapporto si è nuovamente impennato, raggiungendo l’attuale 119-120%.

La Crisi Internazionale

Anche altri Paesi, durante la crisi iniziata nel 2008, hanno visto aumentare il loro debito pubblico; il risultato finale è però che, mentre a fine del 2010 l’Italia ha raggiunto il 119% come rapporto sul PIL, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna sono intorno all’80% e la Spagna al 60% [vedi grafico da Affari&Finanza].

L’attacco di questi giorni alla nostra debole posizione è sotto gli occhi di tutti. È tutto l’Euro che è sotto attacco ma, ovviamente, a partire dalle posizioni più deboli, Grecia, Italia e Spagna. Tutti avranno sentito le parole del Presidente Monti, su come siamo davvero arrivati all’ultima spiaggia.

Ma continuiamo nella nostra analisi, per vedere quali sono i costi ed i rischi potenziali di questa crisi.

Attualmente la vita media del debito pubblico [dati del tesoro aggiornati al terzo trimestre 2011] è rappresentata nella seguente tabella:

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Come si può quindi vedere, la durata media è di circa 85 mesi, cioè circa 7 anni.

1900 miliardi/7anni = 271 miliardi in media di titoli che scadono ogni anno e che devono essere rinnovati ai tassi correnti di mercato.

Nel sito “rischiocalcolato” si trova che a fine 2010 la media degli interessi da pagare sul debito pubblico era del 3,75% che, tradotto in miliardi, significa (circa) 1900 x 3,75% = 71 miliardi.

Il Tasso d’Interesse

Nel 2012 bisogna rinnovare circa 300 miliardi (quindi un poco più della media) di bot, cct ecc.

image Se il tasso fosse aumentato, come era aumentato, dal 3,75% al 7,5%, cioè fosse raddoppiato, e se detto tasso nel 2012 avesse mantenuto la media del 7,5% si sarebbero dovuti spendere in più per interessi: 300miliardi x 3,75% (perché 7,5-3,75=3,75) = 11,25 miliardi in più, da aggiungere quindi ai circa 70 miliardi di interessi che già paghiamo, questo nel solo 2012.

Se il tasso di interesse fosse poi rimasto costante al 7,5% anche negli anni dal 2013 al 2018, nel 2013 si sarebbero dovuti pagare circa 22 miliardi di interessi in più, nel 2014 circa 33, e così via, aumentando di circa 11 miliardi fino al 2018. In tale data gli interessi totali, su tutto il debito, sarebbero quindi divenuti quasi 150 miliardi, una cifra non sopportabile.

È facilmente intuibile come ciò, specialmente se i tassi fossero poi ulteriormente aumentati, superando il tetto del 7%-8%, significhi bancarotta.

A questo va aggiunto l’ulteriore difficoltà che creano sulle imprese e sulle famiglie i tassi alti, perché ovviamente anche i tassi dei prestiti che le banche concedono a famiglie e ad imprese crescono in proporzione a quelli degli interessi sul debito pubblico.

Il PIL ed il Disastro Berlusconiano

IL seguente grafico “IL PIL PRO CAPITE”, sempre tratto dal succitato articolo di “Affari&Finanza” de “La Repubblica”, mostra come, negli ultimi 10 anni, dominati da Berlusconi e dalla sua politica, il PIL pro capite dell’Italia sia sceso, rispetto alla media dell’Unione Europea a 27 Paesi, dal 118% al 100%, con una caduta cioè di 18 punti, mentre la Spagna aumentava di 3, e la Germania, la Gran Bretagna e la Francia, pur scendendo rispettivamente di 1, 4 e 11 punti, sicuramente non subivano il tracollo dell’Italia.

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In valore assoluto il PIL Italiano è cresciuto mediamente dello 0,41% annuo, contro lo 0,97% della Germania, l’1,14% della Francia, 1,69% della Gran Bretagna ed il 2,14% della Spagna.

Ma la cosa più stupefacente che il Grande Riformatore, “l’Industriale che ha fatto bene per le sue imprese [grazie soprattutto alle sue amicizie politiche, prima, e alla sua discesa diretta in campo, poi, in barba di ogni principio di conflitto di interessi] e che quindi farà altrettanto bene per l’Italia”, ha saputo fare è l’efficace (ovviamente in senso ironico), controllo sulla spesa pubblica italiana.

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Infatti, dal 2000 al 2010, la spesa pubblica è aumentata di 252 miliardi, salendo dal 46,5%del PIL al 51,2%, cioè di quasi 5 punti.

Questi sono numeri inconfutabili, e i numeri spesso parlano e danno giudizi più precisi delle parole.

A ciascuno quindi il compito di formarsi il proprio parere e sapere chi dobbiamo ringraziare per il tracollo economico dell’Italia.

Sicuramente possiamo farcela, ma bisogna invertire totalmente rotta e considerare il denaro pubblico come bene di tutti, non di nessuno e quindi da sperperare, come finora fatto.

Alessandro Parisi
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

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2 Commenti:

Alle 18 dicembre 2011 08:07 , Anonymous Anonimo ha detto...

quindi affermare che il governo di mr.b.....irillo è stato un fallimento per gli italiani,nonostante lui dicesse che tutto era in ordine tutto andava bene ristoranti aerei pieni spendi spandi ecc.ecc., è esatto?? forse tutto andava bene per lui la sua casta e tutti gli associati.............che possano essere maledetti per l'eternità e per sette generazioni. porfirio

 
Alle 26 dicembre 2011 12:35 , Anonymous Elios5151 ha detto...

Sono pienamente d'accordo sull'analisi precisa fatta sui problemi di noi tutti in Italia,la causa male effetto è la nostra cosiddetta "classe politica" assolutamente incapace e da rottamare in toto,ma siccome di difficile attuazione l'unica alternativa sarebbe una rivoluzione anche questa purtoppo utopistica,bisognerebbe trovare gente nuova che il popolo scelga per farsi governare.

 

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