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Debito Pubblico, La Crisi Italiana Raccontata nel 1986: Piero Angela Anticipa i Tempi di 25 Anni

Freebacoli: Debito Pubblico, La Crisi Italiana Raccontata nel 1986: Piero Angela Anticipa i Tempi di 25 Anni

sabato 5 novembre 2011

Debito Pubblico, La Crisi Italiana Raccontata nel 1986: Piero Angela Anticipa i Tempi di 25 Anni

imageIn questi giorni si parla ormai quasi esclusivamente della crisi che ha investito il nostro Paese e c’è qualcuno tra i nostri politici che continua ad avere l’ardire e l’improntitudine di affermare che questa drammatica situazione è dovuta alla crisi mondiale, innescatasi qualche anno fa con il crollo di alcune banche americane, o con quella più recente dovuta alla Grecia. Sempre questi signori fino a qualche mese fa avevano la sfrontataggine di proclamare che l’Italia era un Paese che non correva rischi, accusando persino chi invece vedeva, e da anni, ben chiaro il pericolo, di essere pessimista.

Ignoranza o malafede? Molto probabilmente una miscela esplosiva delle due cose.

Che questa crisi esista non c’è alcun dubbio e che l’Italia sia sicuramente sotto attacco della speculazione è altrettanto vere. Ma è sotto attacco perché, insieme con la Grecia, è il punto debole dell’Europa.

Generalmente si cita una ragione per la nostra fragilità: “Il Debito Pubblico” (ma a mio giudizio bisognerebbe aggiungerne ed analizzare altre, tra sicuramente cui la poca competitività e la scarsa dimensione di molte aziende Italiane).

Il “Debito Pubblico” non è però una novità che ci è capitata recentemente tra capo e collo, ma è ben nota ed ha radici lunghe oltre 30 anni; i nostri “politici”, ma forse sarebbe meglio definire molti di loro “politicanti”, dovrebbero avere avuto ben presente il problema e cercare di risolverlo seriamente, invece di curare i loro interessi e continuare a far demagogia e clientela.

 Piero Angela non è certo un Nobel per l’Economia, ma è un ottimo divulgatore, che sa rendere estremamente chiari anche dei concetti che possono apparire “difficili”.

imageEbbene, c’è un libro, “Quark Economia” edito nel 1986, cioè esattamente 25 anni fa, che spiega con esattezza, semplicità e chiarezza, cosà sarebbe accaduto se non si fosse provveduto in tempo.

Ripeto il libro non è di oggi, non di ieri, bensì di 25 anni fa.

Allora mi domando, come sia possibile che, ad una persona come Piero Angela 25 anni fa fossero ben chiare le conseguenze di un modo di procedere così improvvido e ai nostri politici no?

Ho pensato di riportare pertanto di seguito, integralmente, il capitolo X di questo libro, dove si spiega appunto che cosa è e che conseguenze avrà La Nube Tossica del Debito Pubblico.

Essendo un libro del 1986 alcune cose sono datate, non essendo, all’epoca, ancora emerso l’enorme sistema di clientela e corruzione, che verrà poi fuori negli anni ’90 con tangentopoli, che ha portato ad una enorme dissipazione di danaro con una spesa pubblica allegra ed incontrollata (si pensi agli interventi per il terremoto del 1980, ai Mondiali ’90, alle strade che finiscono nel nulla, ai paesi di 5000 abitanti con enormi impianti che non si possono mantenere, alle decine e decine di ospedali e di altre opere pubbliche costruiti una prima volta, mandati in malora senza che andassero in funzione, ricostruiti e così via) e perché da allora le uniche ed esclusive azioni intraprese, più e più volte, praticamente da ogni Governo sono state sul sistema pensionistico.

Niente è stato fatto invece per tassare del giusto i patrimoni e le rendite finanziarie in modo che ciascuno, come detta la Costituzione, possa contribuire “in ragione della loro capacità contributiva” (art. 53), né, come promesso, per abolire le Province, gli Enti inutili, le Partecipate, enorme bacino di clientele e voti, o qualche privilegio dei nostri Parlamentari.

Anzi, in molti casi, come ha fatto il governo Berlusconi, si è intervenuto a detassare chi più ha (vedi abolizione ICI prima casa anche per i ricchi) o a privilegiare le rendite (tassazione con cedolare secca dei fitti) e così via, caricando di tasse le imprese ed i lavoratori, e quindi deprimendo l’Economia Reale, quella che porta benessere a tutta la popolazione

Come conseguenza, oltre alla drammaticità dei problemi odierni, abbiamo avuto un aumento delle due forbici: “Ricchi – Poveri” e “Nord – Sud”.

L’altra differenza, sempre parlando esclusivamente di debito pubblico, tra il 1986 ed oggi è che i sottoscrittori del nostro debito pubblico allora erano essenzialmente italiani, tra cui molti piccoli risparmiatori, mentre oggi, invece, circa il 60% sono stranieri e sono costituiti da grandi banche e speculatori che possono condizionare pesantemente, come stanno facendo, la nostra vita.

Alessandro Parisi
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

X - IL FAMIGERATO DEBITO PUBBLICO

Una nube tossica

ttIn questo capitolo parleremo di quella nube tossica che sta vagando sopra le nostre teste, e che minaccia di avvelenare la nostra economia: il debito pubblico.

Se ne parla spesso, ma siccome è qualcosa che non si vede, che non è palpabile come una cambiale a breve scadenza, rimane quasi concetto astratto, un'equazione nella contabilità dello Stato.

Invece è qualcosa di ben concreto, con cui dovremo inevitabilmente fare i conti. Per capire quali sono i termini della questione, sarà bene cominciare ricorrendo a un esempio.

Immaginate di fare parte di una cooperativa agricola. Una grande cooperativa con tanti soci. E con un consiglio di amministrazione, regolarmente eletto.

Le cose non vanno, in realtà, molto bene. Perché mentre ognuno dei soci produce efficacemente, nel proprio campo, molti servizi comuni sono inefficienti e sovraffollati.

Spesso, certe persone sono state assunte non per le loro capacità, ma perché erano amiche dell' amministratore...

La cooperativa è dotata naturalmente di una cassa comune, dove tutti i soci versano contributi: non solo per pagare questi servizi, ma per investire in macchinari agricoli, semi, fertilizzanti eccetera. E anche per far fronte (in modo mutualistico) alle spese sanitarie dei soci, e pagare loro, quando saranno vecchi, delle pensioni integrative, in proporzione ai contributi versati.

Queste spese comuni, però, cominciano a un certo punto a salire. sempre più rapidamente. Somme sempre più consistenti su pressione dei soci vengono distribuite per l’assistenza sanitaria, le pensioni, mentre nuovo personale viene assunto, eccetera.

A un certo punto il bilancio della cooperativa, ovviamene, va in passivo. Perché le spese superano le entrate.

C'è un deficit, nella cassa comune.

L'amministratore dice allora ai soci: “prestatemi dei soldi: vi darò un ottimo interesse. E così potremo continuare a spendere”.

I soci versano allora i loro risparmi; e ricevono in cambio dei buoni. In questo modo I 'amministratore può continuare a spendere come prima. Anzi, più di prima, perché ora c'è del denaro fresco.

Tutti sono soddisfatti: perché tutti ricevono soldi (i dipendenti, gli assistiti, i pensionati, gli amministratori). Anche i sottoscrittori del prestito sono contenti perché alla fine dell'anno riceveranno ottimi interessi.

In realtà...

In realtà questi quattrini non vengono dall’esterno, da una vendita di prodotti della cooperativa sul mercato, cioè da un guadagno. Sono solo dei quattrini che circolano a circuito chiuso e che vengono ridistribuiti e consumati, tirandoli fuori dalle casse (dove il denaro, intanto, è di nuovo paurosamente diminuito).

Ecco allora che a questo punto I 'amministratore chiede un nuovo prestito.

Con questo nuovo denaro potrà continuare a pagare gli interessi (vecchi e nuovi) a coloro che gli affidato i loro risparmi, e pagare anche tutte le altre spese, che nel frattempo sono enormemente aumentate.

Quando le casse saranno nuovamente a corto di denaro chiederà altri prestiti. E così via.

A un certo punto qualche socio chiederà che si investa in nuovi macchinari, in semi,in fertilizzanti. Per migliorare la

Produttività e far fronte alla concorrenza che si sta agguerrendo.

Ma in cassa scarseggiano ormai i soldi per gli investimenti. Perché una quota sempre maggiore è destinata a pagare da un lato gli interesso e dall’altro le spese crescenti di pensioni, sanità, personale eccetera. Non solo, ma altri soldi vengono elargiti a soci in passivo, che non riescono a far fruttare il loro lavoro, con criteri assistenzialistici (e spesso di favoritismo).

Alcuni cercano allora (per investire in propri macchinari) di farsi prestare direttamente da altri soci dei soldi: ma li trovano solo a tassi molto alti. Perché ormai tutti si sono abituati a prestar quattrini con alto interesse.

L’amministratore, infatti, per riuscire a convincere i soci a continuare a versar soldi, offre percentuali di interesse molto elevate. E diventa difficile (e caro), per chi ha voglia di fare, trovare del denaro a un prezzo ragionevole per investimenti produttivi.

Intanto sono aumentati i consumi, perché la gente, grazie ai soldi ricevuti direttamente o indirettamente, sta spendendo al di sopra della propria reale ricchezza.

Sono aumentate anche le importazioni, e si è innescato così un meccanismo tipico dell’ inflazione.

Le casse della cooperativa nel frattempo sono diventate un disastro. Non solo è saltato I'antico equilibrio tra entrate

e uscite (e quindi il bilancio è in deficit): ma il deficit ha generato i debiti. Un mare di debiti che aumentano anno

per anno di livello, perché per pagare spese e interessi bisogna sempre più ricorrere a nuovi prestiti.

Fino u quando potrà durare questa spirale?

Fine Prima Parte

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2 Commenti:

Alle 6 novembre 2011 alle ore 02:02 , Anonymous V. I. L. 85 ha detto...

Clientelismo e malapolitica sono derivati: quella che viviamo è la crisi strutturale del capitalismo e ce ne usciremo solo cambiando il modo di produzione ... Operai e lavoratori preparate le armi, tra poco le dovremo usare ...

 
Alle 6 novembre 2011 alle ore 17:31 , Anonymous Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=fMe1UYGq2I0

 

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