
Ancora sprechi, ancora stupore.
Un anno e mezzo di lavori e più di
516 mila euro investiti.
A Miseno, a pochi passi dal porto, tra case e cancelli privati, ci si ritrova a un tratto di fronte al "
Sacello degli Augustali".
Luogo destinato al culto dell'imperatore, formato da un ambiente centrale e due laterali, risalente alla prima età imperiale. Sito che ha resituito all'epoca moderna statue di Vespasiano, Tito, Nerva, Apollo e Venere, insieme all’
unico cavallo rampante dell’antichità giunto sino ai nostri giorni e conservato attualmente nel castello di Baia.
Il tempio ad oggi, nonostante i fondi investiti, continua a essere non fruibile.
La scala in ferro che ne consente l'accesso, le staccionate, aventi l'originario scopo di creare sentieri all'interno del sito, insieme a luci e cabine elettriche, si presentano sommerse. Un grosso quantitativo d'acqua dolce, infatti, ha trasformato l'antica sede di culto in un suggestivo acquitrino adatto esclusivamente alla fruizione da parte di simpatiche (cit.) anatre.

Il cantiere, restato
aperto per quasi due anni e
sovvenzionato attraverso i fondi Pit della comunità europea, rientranti all’interno del Por 2000/2006, fortemente voluto dalla
Sovrintendenza di Napoli e Pompei, doveva consentire la riqualificazione del sito archeologico anche attraverso la messa in funzione di una serie di pompe idrovore preposte alla rimozione dell’acqua ancora presente in zona.
Ma il piccolo stagno resta e i cancelli continuano ad essere chiusi.
Mentre la Sovrintendenza affida le chiavi a un’anziana assuntrice di custodia, e le sporadiche aperture all’associazione “
Misenum”, un piano di gestione fortemente integrato col territorio continua ad essere, è il caso di dirlo, in alto mare.





Alessandra Sagliocchi - Josi Gerardo Della Ragione
Redazione Freebacoli
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