
Dal Vangelo secondo Luca
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso".
Siamo in un'afosa giornata del 33 D.C e l'imperatore Tiberio regna, senza troppe difficoltà, l'immensa Roma.
Intanto, dall'altra parte del "mondo conosciuto", i territori medio-orientali sono in fermento a causa di tumulti generati da difficoltà ed incomprensioni religiose. In nome di più fedi c'è che si arroga il diritto di crocifiggere o lapidare uomini o donne colpevoli di eresia o blesfemia. C'è chi accusa con protervia e chi perdona dall'alto di una croce. Un perdono che segnerà la storia di questo piccolo pianeta disperso all'interno di una galassia indefinita. Un gesto che porrà quelle fondamenta grazie alle quali ancor'oggi s'innalza la poderosa struttura ecclesiastica. Un insieme impressionante di chiese, conventi, monasteri e piccole piazze ricche quanto interi continenti. Sature di un danaro utile per risanare villaggi o siti caratterizzati da un'evidente povertà. Una miseria marteriale che troppo spesso viene combattuta attreverso dei "vicari del Signore" i quali, alla volumetria delle proprie tasche, alternano la completa mancanza di comprensione ed umiltà tipicamente cristiana.
Siamo giunti a Bacoli, dinanzi alla diocesi di San Gioacchino. Beato vissuto all'epoca pagana, padre della Vergine, nonno del Cristo e sposo della patrona di questo piccolo paesello che non ricorda neanche le proprie radici. Il calendario segna il 22 Luglio del 2009, e non vi è più alcun imperatore coppoliano a regnare su questa zona di mare privato. I suoi seguaci dormono in attesa di future e fruttuose allenze, mentre nello spiazzale della chiesa suddetta, qualche cantante intraprendente, accompagnato dal sorriso di numerose signore del posto e dall'ammirevole lavoro dei volontari di turno, cerca di movimentare un'afosa serata di un'estate mai nata.
In questo ludico quadro, un gruppo di ragazzi, in cerca di offerte utili per finanziare delle analisi private sulle acque e i fondali di un litorale macchiato dal disonore di una vergogna decennale, decide di posizionare il proprio banchetto di legno nelle prossimità del cancello d'accesso all'evento festivo. Il tavolino è piccolo e le offerte non sono di certo copiose. Difatti, nonostante la problematica ambientale sia una questione di rilevanza popolare, la gente non sembra troppo propensa ad ascoltare o leggere le notizie diffuse dalla stampa locale, provinciale e regionale.
Il tempo passa, e tra una discussione e l'altra, si è giunti a fine serata.
Per tale motivo i ragazzi, decidono di risistemare in borsa il materiale informativo; prendono la "scatoletta per le offerte", satura di un menefreghismo tipicamente bacolese, piegano i giornali e i volantini da poco fotocopiati. Chiudono il banchetto, e lentamente si dirigono verso la vettura che li porterà lontano da quel luogo. Ma, forse per concedere un pò di brio alla serata, un evento inaspettato interrompe le normali operazioni di fina raccolta.
Un uomo, adornato di un abito "casual", con calzoni neri e camicia color celeste, s'avvicina al gruppetto, facendo più volte ciondolare la lunga collanina d'oro bianco, pendente sin sopra il suo ventre ringonfio. Il volto è ricoperto di una peluria appena accenata e da un' arroganza propria di coloro che sentono di rappresentare una qualche autorità.
Il personaggio appena descritto altro non è che il giovane parroco della diocesi sovracitata; il suo nome è padre Giuseppe. Arrivato in prossimità dei ragazzi, e accompagnato da una folta di delegazione di "giovani" nonne credenti, decide d' inscenare un'autoritaria rappresentazione medioevale.
Lo scenario è il parcheggio antistante la chiesa, gli untori del peccato sono i ragazzi, il papa scomunicante è il parroco, la platea giudicante è rappresentata dalle anziane signore del posto e la colpa da espiare, dinanzi a questa improvvisata Santa Inquisizione Bacolese, è quella di non aver chiesto al prete locale l'autorizzazione per porre un piccolo banchetto a due passi dal cancello celestiale. Il castigo ancora non è stato pronunciato; si pensa alla scomunica, al rogo o ad una semplice flagellazione di piazza.
Le parole di padre Giuseppe tuonano come comandi divini, e in pochi minuti si è fatto un passo indietro lungo quanto un millennio. "Come vi siete permessi di porvi qui, senza la mia autorizzazione? Chi vi ha concesso di sistemarvi nella proprietà della Chiesa senza aver chiesto il parere del vicario di Cristo!? Questo è un luogo sacro ed una casa chiusa! Non può ospitare di certo i comodacci vostri!".
I ragazzi sono sbalorditi e già immaginano dei tuoni fulminei pronti a lacerarli per l'immane ingiustizia arrecata al parcheggio ecclesiastico. Ma, nonostante abbiano agito in buona fede e sebbene si siano mobilitati per una causa che non ha alcun fine di lucro, i giovani eretici, in seguito ad una breve discussione, riconoscono il proprio peccato mortale e chiedono scusa al "proprietario della casa di Dio".
Il dibattito prosegue, finquando il parroco inviperito, non cade in una gaffe biblica, affermando: "Ragazzi miei, spero che voi mi capiate. Del resto sto interloquendo con degli studenti universitari, e non- ed in questo momento indica le anziane credenti poste alla sua sinistra- con delle vecchie rimbambite!".
Il delirio è totale, anche perchè le signore indicate non battono ciglio. Difatti, la loro unica affermazione è: "Padre Giuseppe ci vuole bene".
Il clima è oramai imbarazzante e il parroco non ha alcuna intenzione di perdonare tali adolescenti interpreti del male. Anzi, per sua stessa ammissione " se domani dovesse ritrovarli nell'interno della casa chiusa di sua divinità ( e con "sua" mi riferisco al prete medioevale sito in San Gioacchino), saranno i carabinieri ad allontare i peccatori". Difatti cosa potrà significare se anche i testi sacri affermano di "essere invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, di perdonarsi a vicenda, come anche Dio ci ha perdonati in Cristo" (Efesini 4:32).
Questo passo sovracitato, sarà stato letto almeno un centinaio di volte da padre Giuseppe (il quale da oggi chiameremo Giuseppe VII, in memoria di quel papa Clemente VII che, intransigente nell'applicare quanto stabilito dalla Controriforma nel concilio di Trento, condannò al rogo come eretico impenitente ed ostinato, il celeberrimo Giordano Bruno).
Ma di sicuro, in seguito ad una tale reazione, non possiamo far altro che ricordare il primo film in cui nasce la fortunata coppia formata da Bud Spencer e Terence Hill. Ed è per questo che, partendo proprio da quell'opera cinematografica del 1967, non ci resta altro che affermare:
"Dio perdona...Giuseppe VII no!" .
In conclusione, mi sento in dovere di rivolgermi all'unica divinità politica scesa su questa antichissima colonia greca . L'unico personaggio in grado di emanare un bagliore sovraumano. Una lucentezza generata da quei numerosi "leccapiedi" che, nel corso di questi lunghi 7 anni d'impero, hanno usufruito del suo potere.
Ed è per questo che, in memoria del longevo e decaduto dittatore di villa Cerillo, dalla cucina abusiva, noi preghiamo:
"Coppola, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno"
Josi Gerardo Della Ragione & Company