Manifesti pubblici e volantini dispensati “casa-casa” per spronare la cittadinanza a saldare la propria quota Tarsu: ancora non pagato ben il 40% della tassa sui rifiuti per l’anno 2010 ed il comune già pensa all’attivazione dell’ennesimo condono tributario, il terzo in soli dieci anni.
E’ enorme la somma di denaro che ancora non risulta essere stata incamerata dalle casse comunali nell’ultimo anno economico per via del reiterato mancato pagamento, da parte di numerosi commercianti, imprenditori e cittadini bacolesi, dell’imposta utile per assicurarsi la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Crediti consistenti, che soltanto per l’anno 2010 si attestano su di una cifra di poco inferiore ai 2 milioni di euro, le quali si sommano a tutti i mancati pagamenti passati, mai recuperati dall’ente comunale né attraverso l’azione coercitiva di Equitalia, né mediante l’attivazione di ben due distinti condoni tributari, attivati nel 2003 e nel 2007.
- Ristoratori, esercizi commerciali e famiglie: chi paga e chi non paga la Tarsu
Ma gli evasori fiscali, così come più e più volte ribadito anche in consiglio comunale dallo stesso sindaco Schiano, sono in particolar modo i proprietari di esercizi commerciali disseminati in città. Tra ristoranti, pub, lidi e strutture di ristoro presenti tra il centro e la periferia del paese, sono tantissimi coloro che, anche per più anni di seguito, preferiscono non saldare i propri debiti, maturando crediti verso il comune di decine di migliaia di euro.
Diverso invece il discorso per le singole famiglie che, salvo rare eccezioni, sono le più solerti a pagare la tassa, spesso anche in un’unica rata. Isola felice dell’intero settore tributario che, a conti fatti, poco incide sul totale dell’imposta: la maggior parte delle somme, per via delle volumetrie dei locali e delle percentuali imposte dal comune, spetta proprio a ristoranti, negozi e parcheggi, anche se a non contribuire alla copertura delle spese per la spazzatura municipale sono, spesso e nonostante vistosi sconti, anche i lidi balneari.
Soldi, quelli non incassati, che inevitabilmente vengono nuovamente ridistribuiti sul resto della collettività.
Difatti, così come imposto dalla legge in materia, da qualche anno a questa parte il servizio di raccolta e smaltimento del rifiuto deve essere interamente coperto attraverso la “tassa ambientale rifiuti solidi urbani” la cui consistenza viene determinata dalla sommatoria di due quote distinte: la prima è comunicata dalla provincia di Napoli a cui attiene, attraverso il lavoro della Sap.Na, l’opera di smaltimento della spazzatura; la seconda invece è relativa alla raccolta interna del rifiuto che in città, dal 2004, viene svolta dalla Flegrea Lavoro, società ad intero capitale pubblico e da inizio anno interamente acquistata dall’ente comunale.
Per l’anno scorso, in modo non troppo dissimile da quest’anno, se la quota provinciale si è attestata su 1,5 milioni di euro, quella cittadina si è avvicinata ai 5,5 milioni, facendo venir fuori una risultante gravitante intorno ai 7 milioni di euro che, per una città di 27mila abitanti, rappresentano di certo un’enormità.
Pertanto quando, come per il 2010, non viene introitato il 40% del totale, si provvede a recuperare tali cifre (in ogni caso obbligatoriamente da pagare poiché rappresentano stipendi di dipendenti, costi di automezzi e spese provinciali) dallo stesso bilancio comunale, appesantito quindi di imposte annualmente gonfiate e privato di danaro sottratto ad operazioni di manutenzione straordinaria ed ordinaria.
- L’Idea del Condono Tributario
Ma a creare più di qualche malumore sarebbe l’idea dell’amministrazione Schiano di strutturare, di qui a breve, un nuovo condono tributario. Idea paventata da più fonti che però, al momento, non riveste alcun carattere di ufficialità.
Il condono tributario in città, da quando nel 2002 esiste la possibilità di farlo, è stato già messo in piedi ben due volte: nel 2003 e nel 2007.
La prima, con una giunta di centrodestra diretta dal primo cittadino Antonio Coppola e con la presenza in consiglio comunale di attuali rappresentanti della maggioranza Schiano (tra cui lo stesso sindaco), si decise di attivare un condono che dava la possibilità, a chi non aveva pagato in precedenza, di versare i contributi senza l’aggiunta di multe o sanzioni.
La seconda, con una giunta d’estrazione “civica” diretta nuovamente da Coppola e con la presenza in assise di attuali rappresentanti di governo, sempre pronti a salire sul carro dei vincitori, fu invece introdotta una riduzione, per chi si era reso moroso, di ben il 40% del totale. In pratica per chi non aveva pagato 1000 euro, alla conta dei fatti ne avrebbe dovuti pagare (nonostante gli illeciti passati) soltanto 600. Una sorta di premialità per i trasgressori della legge, affiancato ad un pugno nello stomaco per chi, con regolarità, paga le tasse.
Un’azione con cui si cercherebbe di fare cassa nell’immediato, perdendo però quelle migliaia e migliaia di euro le quali, sebbene poste a bilancio negli anni passati e portate dietro come “residui attivi” da riscuotere, andrebbero del tutto cestinati senza alcuna possibilità di recupero. Provvedimento valido sotto il profilo finanziario (per via della possibilità di poter usufruire di liquido fresco da utilizzare per coprire buchi di bilancio) ma deleteria sia sotto il profilo economico che sotto quello morale e sociale.
Incentivo perpetuo al non mettersi in regola con le normative il quale potrebbe determinare anche l’effetto opposto: un aumento spropositato di morosi pronti a non pagare un bel niente nel prossimo triennio con la certezza di poter saldare i conti, addirittura con larghi sconti, senza alcun tipo di problema.
- Gli Obiettivi per il Futuro: Dia e Misure Forti
Ed è per questo che gli obiettivi, in vista di una normalizzazione della riscossione, dovrebbero essere ben altri.
Innanzitutto, così come evidenziato da una relazione degli ex revisori dei conti del comune di Bacoli al bilancio consuntivo 2008, anziché produrre sanatorie, si dovrebbe puntare ad utilizzare atteggiamenti ben più aspri con chi arreca seri danni alle casse dell’ente pubblico.
Inutili sono, in quest’ottica, gli ultimi manifesti fatti stampare dall’amministrazione e diffusi “casa-casa” esigendo la riscossione del danaro dovuto.
Azioni molto più concrete, anziché attendere inermi la lentissima attività di Equitalia o la ciambella del condono, sarebbero la sospensione forzata delle attività e la chiusura temporanea di esercizi commerciali.
Di pari passo però deve attivarsi con solerzia un processo virtuoso che abolisca anche a Bacoli l’iniqua Tarsu, facendo spazio alla più giusta Tia. Non è possibile pagare decine di migliaia di euro l’anno, come accade ad esempio per i parcheggi, senza produrre grosse quantità di rifiuti.
Con la Tarsu, la somma della percentuale di spesa è esclusivamente calcolate in base alla superficie ed alla destinazione d’uso del locale in questione. paradossalmente un’abitazione di 100 mq prevede la stessa spesa a prescindere che essa sia abitata da una o da cinque persone.
La Tia è innanzitutto una tariffa e non più un’imposta. Il calcolo della “spesa-spazzatura” verrebbe effettuato sul quantitativo esatto di rifiuto prodotto da ogni singolo locale o abitazione. Produci x, paghi x; produci x+1, paghi x+1.
Obiettivi imprescindibili che mal conciliano con le sanatorie tributarie. Mezzucci propri di chi vive alla giornata, pensando esclusivamente al rattoppo oggi, ed all’ingrossamento delle clientele in eterno.
Redazione Freebacoli
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