“I Sindaci passano, il Ricordo resta”
Che i politicanti nostrani siano senza dignità è cosa oramai nota a tutti, che non abbiano etica è appurato da tempo, che costruiscano parte del loro potere su roboanti proclami privi di senso è, ahinoi, diventata una triste regola con cui fare i conti quotidianamente.
Ma quando in maniera sfacciata, meschina, vile e disgustosa, cercano di trarre beneficio anche da eventi o manifestazioni che non dovrebbero avere alcun marchio se non quello dell’intera comunità locale, beh, per fortuna, vien ancora voglia di urlare e di saltare dalla sedia.
Siamo a Cappella, in un afoso tardo pomeriggio di fine luglio.
Colui che era stato tante volte dimenticato, maltrattato, poco considerato in vita, sta per ricevere a posteriori una giusta onorificenza. Il poeta Michele Sovente, nato e vissuto nel cuore dei Campi Flegrei, in una frazione di frontiera, abbandonata dal comune di Bacoli e Monte di Procida, ha in vita silenziosamente difeso e celebrato un pezzo di terra.
E l’ha fatto senza baldanza, senza boria, qualità troppo spesso misconosciute a chi, abituato ad avvalersi solo di manifestazioni pompose per celare la vacuità delle proprie azioni, non ha la sensibilità e l’intelligenza di riconoscere chi si avvale di contenuti e non di scintillanti contenitori.
A posteriori però si riesce a fare dei passi indietro ed a incidere un nome, un simbolo, un segno indelebile su un pezzo di marmo. Si può quindi dedicare una piazza, e con un piccolo gesto, gonfiare il petto d’orgoglio di chi, invece, ha sostenuto in vita l’uomo.
E così, alla presenza delle massime autorità locali e della maggioranza della sua gente, si scopre pian piano la targa. Passa un attimo ed anche un momento di orgoglio e di partecipazione sincera è oscurato da una macchia grande quanto lo squallore di chi ci amministra.
Al centro, inciso a lettere chiare e ben visibili, c’è il nome del sindaco: Francesco P. Iannuzzi.
Sempre lui. Che in vita non perde mai occasione per autocelebrarsi e passare ad imperitura memoria.
Francesco P. Iannuzzi, che interprete dei sentimenti della sua gente dedica, esalta, celebra e piazza il suo nome in bella mostra, troneggiante al centro, quasi ad oscurare il nome del Poeta.
Disgustoso. Uno squallido esempio di propaganda politica quando, invece, non si chiederebbe altro che rispetto e commemorazione.
Verrebbe voglia di urlare, ma se non lo si fa è solo per il rispetto, profondo, nutrito verso una famiglia, quella “Sovente”, da sempre poco attenta alla
notorietà.
I sindaci (a differenza delle istituzioni) passano, le amministrazioni s’alternano ed i loro nomi, spesso, vengono in automatico cestinati nell’oblio della vacuità. Nel ripostiglio dell’inutile in cui tutto s’assomiglia, a mo di insignificanti doppioni.
Lì dove, sia chiaro, mai terminerà il nome del vanaglorioso Iannuzzi, la cui memoria supererà le mura secolari. Perché anche la Storia, oggettiva e ripetitiva, ha il compito di allegare, quotidianamente, nuove esperienze a chi, con minor o maggior peso, ha puntellato il percorso dell’umanità.
A chi le Muse dell’Arte e del Rispetto, a chi l’onta di Tangentopoli, dell’immoralità, del carcere domiciliare, della malapolitica e della vergogna, seduto a fatica in vagoni saturi come un uovo. Poggiato, almeno lì, sulle ginocchia del Divo.
“Exegi monumentum”, titola un carme del poeta Orazio che, in italiano, recita più o meno così: “Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo e più alto della mole regale delle piramidi, (tale che) non la pioggia che corrode, non l’aquilone sfrenato o l’infinita serie degli anni e il susseguirsi delle stagioni (lo) potranno diroccare. Non morirò del tutto, anzi molta parte di me stesso eviterà Libitina sempre vivo, io crescerò continuamente nella lode dei posteri (…)”.
Franco Iannuzzi, sindaco pro tempore, di monumenti che ben ne serberanno il ricordo nelle generazioni future, ne ha innalzato già più di qualcuno. Dalla morale al più concreto e visibile reale.
Il ricordo, privo di populismo, saggiamente divide chi cerca la ribalta da chi vive nell’ombra.
E, badi bene, non c’è targa che tenga.
Alessandra Sagliocchi
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it


Uno show senza precedenti, uno spettacolo mozzafiato.


